Come si fa a non essere irrimediabilmente attratti dagli innumerevoli gadget legati alla passione per le due ruote? Sono finiti i tempi della semplice “borraccia” o al limite di qualche specchietto particolare, oggi i negozi abbondano di “indispensabilisupporti alle pedalate. Come si fa a rinunciare a coprire il manubrio di indicatori per la velocità e la distanza, conta calorie, alloggiamenti per lo smartphone e via discorrendo?

E una volta esaurito lo spazio? Niente paura si può agire direttamente sul ciclista, facendogli indossare la cosiddetta giacca Commuter Trucker ™ con il progetto Jacquard, frutto di un felice incontro commerciale tra la Levi’s e Google, che promettono di rendere sempre più digitali le pedalate urbane attraverso un vero e proprio “tessuto interattivo”.

Il filato tech è inserito nella giacca con un “bottone” altrettanto tech sulla manica che diventa sensibile al tocco e può fare le veci di uno smartphone che sarebbe scomodo e pericoloso maneggiare alla guida della bici (intendiamoci qualcuno riesce a chattare tranquillamente anche in mezzo al traffico, ma per gli altri…).

Le indicazioni sul percorso, i luoghi d’interesse vicini, la musica preferita sono a portata di mano, cioè di … manica e con il collegamento ad un Bluetooth si possono gestire agevolmente le chiamate.

La frontiera del wearable ha raggiunto una nuova vetta con l’inserimento del dispositivo digitale direttamente nel tessuto, per prima su un’icona americana (giubbotto Levi’s), ma è potenzialmente allargabile a qualsiasi tipo di vestito.

Il legame con la Gamification

Inutile dire che la connettività ottenuta si sposa perfettamente con le dinamiche della Gamification, contribuendo a stimolare l’utilizzo ludico del prodotto in collegamento con vari utenti.

Come si fa a resistere a qualche sfida con gli altri ciclisti tech? La giacca può raccogliere punti sugli sforzi compiuti, le distanze percorse, addirittura il rispetto delle norme di circolazione, della serie uniamo l’utile al dilettevole…

Si comincia con la giusta considerazione sulla praticità e soprattutto minore pericolo nel traffico, ma poi questi “pretesti” passano in secondo piano rispetto al fascino del cucirsi addosso il “sempre connessi“. Qualcuno parla di “infoxication“, abbiamo già raggiunto il punto di non ritorno?

 

Silvia Tugnoli