Il linguaggio dei segni

Che cosa pensereste di un topino che improvvisamente in un game si mette a gesticolare? Troppo agitato o vuole dirci qualcosa? In genere la seconda risposta è quella giusta (come in questo caso), infatti inaspettatamente il linguaggio dei segni ha trovato ospitalità in ben più di un gioco, con un’intrigante evoluzione nelle comunicazioni tra i personaggi, che interagiscono fra loro.

In un gaming è normale che un giocatore controlli un avatar, ma è inconsueto che questo si accorga della presenza “umana” e tenti di comunicare senza emettere suoni, ma a gesti, certamente semplici, visto che si tratta (nel caso del gioco in realtà virtuale: Moss della società Polyarc per Playstation VR) di un topolino con solo quattro dita

La situazione abbastanza buffa, unita ad uno scenario fantasy/avventuroso molto curato, compensa lo sforzo di decifrare gli stessi segni e comunque introduce una novità accattivante per la dinamica del gioco, anche perché il personaggio del topolino Quill risulta decisamente simpatico e tutto sommato tenero, quindi si seguono volentieri i suoi tentativi di comunicazione.

Questo sorprendente esempio d’interazione a gesti non è l’unico sul mercato, infatti nel gioco Tacoma di Fullbright  se ne ritrova un altro tipo, più semplice in cui il linguaggio dei segni è utilizzato nell’impostare password per aprire porte all’interno di uno scenario avveniristico di una stazione spaziale.

Il superamento del linguaggio parlato o dei testi scritti con la gestualità è abbastanza curioso, sarà interessante osservare le reazioni dei giocatori per verificare quanto possa reggere questa modalità nelle dinamiche gaming sempre più accelerate, ma è anche vero che la curiosità per le idee innovative muove il mondo…

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