Gamification vs. Pointification
(Seconda puntata)

Ci avete seguiti nel precedente post? Una sua veloce rilettura ci permetterà di ragionare insieme sul rapporto per ora ibrido tra la Gamification e la sua “parente povera”, cioè la ben più misera Pointification.

I primi tentativi italiani di utilizzare le dinamiche dei giochi hanno le gambe ancora un po’ malferme e non rispondono pienamente ai criteri classici, più volte vagheggiati a tavolino dagli studiosi di Gamification, perché quasi tutti faticano a discostarsi da meccanismi tipici della Pointification.

Cercando di non essere troppo implacabili possiamo considerare benevolmente questi precursori come un percorso quasi obbligato, forse perché esiste una tradizione promozionale ormai entrata nella testa delle persone; ma come rovescio della medaglia le cose già viste hanno una presa minore, perciò molti progetti sono destinati a non superare la loro fase “infantile” per mancanza di risultati e gradimento.

badges social 2Tutto ciò rappresenta un pericoloso boomerang per la Gamification confusa indistintamente con queste modalità ancora da sgrezzare, in effetti la conclusione più immediata è che tutto sommato non funzioni, gettando il classico ”bambino con l’acqua sporca”.

Tutti ormai concordano che l’engagement con clienti esterni ed interni sia la meta da perseguire, ma non si va al di là di un’apertura ai social ed un vago orientamento verso la modalità fun, mentre il livello dell’interazione può fare la differenza con le azioni dei clienti che non si limitino ad un acquisto di prodotti, inoltre le ricompense intangibili sotto forma di semplice classifica vanno affinate come il contatto personale con membri di una specifica community.

Il salto di qualità si evidenza anche nella variabilità degli scenari di gioco, nella scoperta di nuove opportunità strada facendo, nello stimolo alla curiosità, mentre l’accumulo di punti a fronte di poche indifferenziate azioni alla lunga origina una noia mortale, proprio il contrario del divertimento nella Gamification.

Perché tutto ciò non viene messo in pratica? Perché costa in termini fisici e di creatività costante, perché le cose indefinite hanno purtroppo margini di riuscita più incerti, mentre le semplici Pointification sembrano più immediate e rassicuranti.

A questo punto le strade sono due, la prima porterebbe a rigettare questi “maldestri” tentativi, che difficilmente potrebbero evolversi in qualche cosa di più prossimo alla Gamification, proprio perché ne negano gli aspetti più determinanti buttandosi a capo fitto nell’accumulo indefinito di punti, senza alzare gli occhi a ben altre opportunità.

La seconda strada più tollerante ed ottimista coglierebbe comunque la possibilità di preparare il terreno con la consapevolezza dell’importanza del gioco, in attesa di seminarvi ben altri semi, sperando che i cauti entusiasmi (bell’ossimoro…) sopravvivano abbastanza da inoltrarsi nelle strade inesplorate della vera Gamification.

Evoluzione parecchio incerta…. ma gli scenari imprevedibili non erano proprio il bello della Gamification?

Silvia Tugnoli